IRRIGAZIONE A GOCCIA IN BALCONE E TERRAZZO
21 giugno 2016

PIANTE CARNIVORE, COME FANNO?

Dall’aspetto intermedio tra un animale e una pianta e con colorazioni che le fanno sembrare esseri di un altro pianeta, le piante carnivore non smettono mai di affascinarci. Crescerle in casa non è eccessivamente complicato, richiedono solo tanta luce, molta acqua e… qualche insetto.

Ma come e perchè sono così?

 

PERCHÈ MANGIANO INSETTI?

Le piante carnivore si nutrono di insetti per sopperire alla carenza di azoto.
Anche se le loro attitudini le fanno apparire come degli esseri intermedi tra le piante e gli animali, con forme che sembrano create dalla fantasia di uno scienziato matto, le piante carnivore appartengono completamente al mondo vegetale. Sono infatti delle “semplici” piante che hanno modificato la struttura delle loro foglie, trasformandole in delle efferate trappole per catturare le loro prede e sopravvivere nei loro ambienti d’origine. Gli insetti infatti sono per queste piante delle fonti aggiuntive di nutrienti e in particolare di azoto, sostanza quest’ultima che spesso scarseggia nelle paludi e di cui invece le piante in generale sono delle avide consumatrici, impiegandolo per l’accrescimento dei tessuti vegetali.

Per soddisfare la necessità di un maggiore apporto nutritivo queste piante hanno sviluppato una serie di trappole più o meno complesse a seconda delle prede da catturare. Infatti, se per la maggior parte delle piante carnivore la principale fonte di cibo sono gli insetti, esistono delle specie, soprattutto delle foreste tropicali, che possono catturare occasionalmente anche piccoli roditori o rettili.

 

COME FANNO LE PIANTE CARNIVORE A CATTURARE GLI INSETTI?

Le strategie di cattura possono essere a grandi linee ripartite in quattro categorie:

• Trappole ad ascidio: l’ascidio è una foglia arrotolata a forma di ampolla che presenta delle maculature dall’aspetto veramente accattivante. Questi contenitori tendono a riempirsi di acqua, dove si insediano delle colonie batteriche che, in simbiosi con la pianta, digeriscono i piccoli animali che vi cadono all’interno. Il genere più noto che possiede queste trappole e anche più facile da trovare nei vivai è il Nepenthes. Tutte le piante appartenenti a questo gruppo possiedono degli ascidi che si sviluppano sul margine esterno delle foglie come prolungamento della nervatura centrale.

• Trappole adesive: appartengono a questo gruppo le piante del genere Drosera che crescono in Italia e il primo esemplare che catturò l’attenzione di Darwin. Queste piante possiedono sulla pagina superiore della foglia delle cellule che producono una sostanza vischiosa che appiccica gli insetti che vi si posano; inoltre per facilitare la digestione, una volta che l’insetto è rimasto incollato, la foglia tende a ripiegarsi per formare come una sacca digestiva.

• Trappola ad aspirazione: queste trappole generalmente appartengono a specie di piante acquatiche. Il loro meccanismo consiste infatti in delle piccole ampolle piene d’aria, che una volta aperte, in seguito alla stimolazione della preda, tendono a risucchiare dentro dell’acqua con il piccolo insetto di turno.

• Trappole a scatto: sono forse tra le trappole più affascinanti, infatti il loro rapido movimento per catturare gli insetti le fa davvero apparire come degli animali più che come piante. La loro trappola è una foglia modificata che ha quasi l’aspetto di fauci dotate anche di denti sottili e affilati, che in realtà altro non sono che piccoli peli che impediscono all’insetto catturato di volare via.

Per anni è rimasto un mistero su come il meccanismo di chiusura potesse agire tanto rapidamente da catturare addirittura un insetto. Oggi, grazie anche agli studi pionieri di Darwin, si è scoperto che la chiusura è indotta dallo sfregamento di alcuni peli sensori posti all’interno di quelle che sembrano le fauci della pianta carnivora; da questo iniziale stimolo parte una cascata di eventi interni alla pianta che ha come sua conclusione la disidratazione delle cellule della nervatura centrale della foglia, che porta alla Chiusura dei due margini fogliari. La specie forse più rappresentativa di questo gruppo è la Dionaea muscipula, il cui rossore della superficie fogliare ricorda tanto il palato di una bocca.

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